Shock termico e prima accensione dell'impianto radiante: perché la normativa impone tempi precisi

Shock termico e prima accensione dell'impianto radiante: perché la normativa impone tempi precisi

Accendere il riscaldamento a pavimento non è una scelta

Nei cantieri capita spesso di sentire frasi come: "Accendiamo l'impianto così asciughiamo prima il massetto" oppure "Facciamo qualche giorno di riscaldamento e possiamo posare il pavimento".

In realtà la prima accensione dell'impianto radiante non è una procedura facoltativa e non può essere eseguita in modo casuale. Si tratta di un'operazione tecnica disciplinata dalla normativa UNI EN 1264, necessaria per verificare il corretto funzionamento dell'impianto e preparare il sistema alla posa della pavimentazione.

La procedura viene spesso chiamata impropriamente "shock termico", ma il suo scopo principale non è quello di asciugare il massetto.

Perché esiste la procedura di prima accensione

Durante il funzionamento l'impianto radiante sottopone il massetto a continue variazioni di temperatura. Il sistema deve quindi essere verificato prima della posa della pavimentazione finale.

La prima accensione serve a controllare il corretto funzionamento dell'impianto, verificare che non siano presenti anomalie e consentire al massetto di adattarsi gradualmente alle dilatazioni termiche che si manifesteranno durante la vita dell'edificio.

Una procedura eseguita correttamente contribuisce a ridurre il rischio di tensioni e problematiche che potrebbero compromettere il pacchetto pavimento.

I tempi previsti dalla normativa

Uno degli errori più frequenti consiste nel pensare che sia sufficiente accendere l'impianto per pochi giorni.

La normativa prevede invece tempistiche precise.

Nel caso dei massetti cementizi occorre attendere generalmente almeno 21 giorni dalla realizzazione del massetto prima di procedere con la prima accensione dell'impianto. Per i massetti a base anidrite i tempi possono variare in funzione delle indicazioni del produttore.

Successivamente si procede con un aumento graduale della temperatura, evitando variazioni brusche che potrebbero generare tensioni indesiderate all'interno del massetto.

Una volta raggiunta la temperatura massima di progetto, questa deve essere mantenuta per diversi giorni prima di iniziare il raffreddamento controllato.

Considerando l'intero processo, tra maturazione iniziale del massetto e ciclo di prima accensione possono trascorrere oltre quaranta giorni.

Lo shock termico non serve a certificare che il massetto sia asciutto

Questo è probabilmente il punto più importante.

Molti operatori ritengono che, una volta terminata la prima accensione dell'impianto, il massetto possa essere considerato automaticamente asciutto e pronto alla posa.  Non è così.

La normativa prevede il ciclo di prima accensione per verificare il corretto funzionamento del sistema radiante e non per certificare il contenuto di umidità residua del massetto.

Anche dopo il completamento della procedura può essere ancora presente umidità incompatibile con la posa di parquet, PVC, LVT, laminati, resine o altri rivestimenti sensibili.

Per questo motivo la conclusione del ciclo di riscaldamento non rappresenta una garanzia dell'effettiva asciugatura del supporto.

Cosa può accadere se si posa troppo presto

La posa di una pavimentazione su un massetto che contiene ancora umidità residua eccessiva può provocare conseguenze molto costose.

Tra le problematiche più frequenti si riscontrano rigonfiamenti, deformazioni, distacchi degli adesivi, fessurazioni, alterazioni dimensionali dei rivestimenti e fenomeni di degrado che possono richiedere la completa sostituzione del pavimento.

Oltre ai danni tecnici possono sorgere contestazioni tra committente, impresa, posatore e direzione lavori, con conseguenti richieste di risarcimento e costi di rifacimento.

Come verificare realmente se il massetto è pronto

L'unico modo corretto per conoscere l'effettiva umidità residua del massetto è eseguire una misurazione strumentale. La prova al carburo rappresenta il metodo di riferimento per ottenere un dato oggettivo, misurabile e documentabile.

A differenza delle valutazioni visive o dei semplici controlli superficiali, la prova al carburo permette di conoscere il reale contenuto di umidità presente all'interno del massetto e di stabilire se il supporto è idoneo alla posa della pavimentazione prevista.

Il servizio Master Pro

Master Pro affianca imprese, professionisti e privati nella gestione delle problematiche legate ai massetti e agli impianti radianti.

Oltre alla realizzazione di massetti tradizionali e a rapida asciugatura, l'azienda offre il servizio di verifica dell'umidità residua mediante prova al carburo, consentendo di documentare le condizioni del supporto prima della posa della pavimentazione.

Rispettare i tempi della normativa è fondamentale. Ma altrettanto importante è verificare che il massetto abbia raggiunto le condizioni richieste per la posa.

Perché terminare lo shock termico non significa automaticamente avere un massetto asciutto. Solo una corretta misurazione può fornire la certezza necessaria per procedere in sicurezza.